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il Metodo Verbo-tonale di correzione fonetica

il Metodo Verbo-tonale di integrazione e correzione fonetica

Spesso trascurata nell’insegnamento perché si tratta di un aspetto orale complesso, la pronuncia è tuttavia uno dei parametri fondamentali che garantiscono una comunicazione orale di qualità, e quindi efficiente.

Stato dell’arte

Il metodo verbo-tonale di integrazione/correzione fonetica è stato elaborato a partire dagli anni 1950 da Petar Guberina, professore e direttore del laboratorio di fonetica dell’Università di Zagabria (Croazia).
La pratica di questa metodologia è stata studiata e diffusa più recentemente da professori come Raymond Renard e Pietro Intravaia dell’Università di Mons (Belgio), Michel Billières dell’Università di Toulouse 2 (Francia) o Magali Boureux presso l’Università degli Studi di Padova. Si appoggia su ricerche che riguardano diversi ambiti, in particolare :
-  la fonetica articolatoria, percettiva e acustica ;
-  la psicologia cognitiva che studia i processi coinvolti nel parlato in lingua madre e in lingua straniera ;
-  la didattica dell’insegnamento delle lingue straniere.

Perché abbiamo un accento in lingua straniera ?

Il metodo si basa sul fatto che, quando parliamo una lingua straniera, immettiamo nella nostra pronuncia le caratteristiche fonologiche della nostra lingua madre. Questo perché, nel processo di acquisizione della nostra lingua madre, abbiamo imparato prestissimo ad interpretare e categorizzare i suoni, i ritmi e le intonazioni con cui siamo sempre stati a contatto per velocizzare e rendere più efficiente la nostra comunicazione con i nostri pari. Quando siamo confrontati poi a una lingua straniera, la “sordità fonologica” che abbiamo sviluppato per via dell’abitudine dell’interpretazione fonetica basata sul sistema fonologico materno ci induce a far subire al sistema straniero le variazioni che siamo soliti eseguire per aumentare l’efficacia comunicativa in lingua madre. E’ così che la nostra pronuncia delle lingue straniere lascia trasparire le caratteristiche fonologiche della propria lingua madre. Ed è anche così che, nell’altro senso, riconosciamo l’origine linguistica delle persone con cui parliamo perché non si riescono neanche loro ad adattare la loro pronuncia alle specificità della nostra lingua.

Come si utilizza il metodo ?

Il metodo verbo-tonale di correzione e integrazione fonetica si ricollega con la parte dell’apprendimento/insegnamento delle lingue straniere dedicata alla corretta pronuncia.
Favorisce la discriminazione e l’integrazione delle caratteristiche della lingua studiata per mezzo di attività di ripetizione orale di frasi, senza alcuna intellettualizzazione da parte degli studenti.
Le attività proposte considerano la lingua nel suo carattere globale, ossia come l’insieme di informazioni (fonetiche, fonologiche, ritmico-melodico, kinestesico, prossemico, stilistico e anche dialettico) che permettono di raggiungere una comunicazione efficiente.
Si tratta di correggere, attraverso la ripetizioni di enunciati, le caratteristiche errate considerando che sono modificate dagli altri elementi segmentali (consonanti, vocali), suprasegmentali (ritmo, intonazione) o di altri livelli che interagiscono naturalmente nella comunicazione orale e sono influenzati a loro volta da molti altri fattori (cultura, affettività…).

Il ruolo del formatore è quello di analizzare gli errori prodotti dagli studenti e proporre modelli da ripetere che siano modificati in modo da favorire la percezione, la discriminazione e l’acquisizione delle specificità della lingua. L’attività si presenta come un “botta e risposta” in cui, al momento, senza far intellettualizzare la tipologia degli errori agli studenti, il formatore :
-  identifica e analizza gli errori prodotti su vocali, consonanti, ritmo o intonazione per capire che tipo di deviazione dal modello ha prodotto lo studente ;
-  cerca come contrastare questi errori in termini percettivi, articolatori o di tensione all’interno ;
-  propone un nuovo modello ad hoc che lo studente ripetere avvicinandosi al modello iniziale in modo che riesca ad integrare, categorizzare e interpretare le caratteristiche fonetiche come specifiche della lingua straniera in modo sempre più autonomo.

Il ruolo dello studente è quello di ripetere i modelli proposti dai docenti nel modo più autentico possibile, un po’ come lo fa il bambino che impara la lingua madre : sbaglia, sente la formula corretta proposta dall’adulto e la ripete. Nel caso delle lingue straniere, le difficoltà riguardano le caratteristiche da integrare a partire da uno schema fonetico già fossilizzato, quindi si tratta di aprirsi a nuove caratteristiche fonetiche e di integrarle nella produzione orale. L’attività di ripetizione si svolge in un’atmosfera empatica e gradevole al fine di evitare di generare inibizioni che rischierebbero di alterare la qualità della pronuncia. A mano a mano, le correzioni proposte e ripetute permettono allo studente di integrare in modo inconscio le caratteristiche corrette. Progressivamente lo studente comincia a correggersi da solo fino a quando integra la formula corretta e la adopera senza riflettere, in piena autonomia.

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